I Tumori in Toscana

I tumori in Toscana

Ogni anno vengono diagnosticati tra i residenti in Toscana circa 25000 nuovi casi di tumore (nell’età 0-84 anni) mentre 11500 decessi riconoscono un tumore come causa.

Un uomo e una donna ogni 2 hanno la probabilità di sviluppare un tumore nel corso della vita (fra 0 e 84 anni) mentre la probabilità di morire per tumore nello stesso intervallo temporale riguarda 1 uomo ogni 3 e una donna ogni 6.

Tra i residenti in Toscana (di 0-84 anni) ci sono quasi 167000 persone che hanno avuto una diagnosi di tumore e sono ancora in vita.

La sopravvivenza a 5 anni per il complesso dei tumori è del 55% fra gli uomini e del 63% fra le donne.

Principali fenomeni in corso

Aumento delle diagnosi tumorali sia negli uomini che nelle donne

Elevato numero di diagnosi anche – ma non solo – per il crescente invecchiamento della popolazione

Aumento rilevante del tumore della prostata per l’attività di diagnosi indotta dalla diffusione del PSA

Riduzione della mortalità per tutti i tumori

Incidenza e mortalità in crescita per il tumore del polmone tra le donne

Incidenza e mortalità in riduzione per il tumore del polmone tra gli uomini

Sopravvivenza complessiva in crescita nel corso del tempo

Epidemiologia dei principali tumori

Tutti i tumori PDF
Stomaco PDF
Colon retto PDF
Fegato PDF
Polmone PDF
Melanoma PDF
Vescica PDF
Mammella femminile PDF
Ovaio PDF
Cervice uterina PDF
Utero corpo PDF
Prostata PDF
Cervello PDF
Linfomi di Hodgkin PDF
Linfomi non Hodgkin PDF
Leucemie PDF
Pancreas PDF

per visualizzare le schede in formato PDF è necessario Adobe reader.

Metodi


I tumori in Italia

I dati relativi alla patologia oncologica in Italia sono disponibili sul sito AIRTUM


Quanti sono i nuovi casi di tumore in Toscana?

Si stima che nel 2010 vengano diagnosticati circa 25000 nuovi casi di tumore maligno invasivo tra i soggetti residenti nella regione Toscana di età 0-84 anni, in particolare 12752 fra gli uomini e 11852 fra le donne.

La distribuzione del numero di tumori per Area Vasta, sesso e principali sedi tumorali.

Oltre ai tumori epiteliali della cute (che hanno rappresentato 18,2% di tutti i tumori diagnosticati tra i maschi e 16,6% tra le donne), i tumori più frequenti (sulla base di quanto osservato nel Registro Tumori Toscano [province di Firenze e Prato] nel periodo 2003-2005) sono, tra gli uomini il tumore della prostata (14,6%), il tumore del polmone (12,6%), il colonretto (11,8%), la vescica (8,6%) e il tumore dello stomaco (5,0%). Tra le donne il tumore della mammella è di gran lunga il tumore più frequente (23,6% del totale dei tumori), seguito dal colonretto (12,0%), dal polmone (5,1%), dallo stomaco (4,4%), e corpo dell’utero (3,7).

Incidenza per sesso ed età: l’incidenza dei tumori è modesta nelle prime decadi della vita, nell’ordine, al massimo, di decine di casi ogni 100.000 soggetti, intorno ai 40 anni supera il centinaio e dai sessanta anni cambia ancora ordine di grandezza superando il migliaio di casi ogni 100.000 soggetti. La crescita nella età avanzata è particolarmente rilevante nei maschi nei quali raggiunge una frequenza doppia rispetto al sesso femminile pari a 4 casi ogni 100 uomini ogni anno.

Metodi


Qual è il rischio di ammalarsi di tumore?

Sulla base della frequenza osservata dei tumori è possibile quantificare la probabilità teorica di avere una diagnosi di tumore nell’arco della vita che va dalla nascita ai 84 anni nei termini di un tumore ogni 2 uomini e uno ogni 2 donne (inclusi gli epiteliomi della cute).

Il rischio di avere una diagnosi tumorale o di morire per un tumore nel corso della vita (fra 0 e 84 anni) è presentato per le singole sedi tumorali nella Tabella.

Questa informazione mette in luce l’importanza delle diverse sedi tumorali, ad esempio una donna ogni 8 si ammalerà nel corso della sua vita di un tumore al seno e un uomo ogni 8 di un tumore della prostata.

Metodi


Andamenti temporali

L’analisi dell’andamento temporale dell’incidenza e della mortalità per tumori è uno strumento di grande importanza in sanità pubblica perché permette di valutare gli effetti degli interventi sanitari intrapresi a livello di popolazione, dell’introduzione di nuove terapie, di nuovi strumenti e interventi diagnostici, e anche dei cambiamenti negli stili di vita e nelle esposizioni di tipo ambientale.

Una riduzione della mortalità deve essere vista sempre come un fenomeno positivo, sia dovuta a una riduzione del numero dei soggetti che si ammalano (in condizioni di sopravvivenza stabile), sia all’introduzione di nuovi ed efficaci strumenti terapeutici (quindi con miglioramento della sopravvivenza). Allo stesso modo una riduzione dell’incidenza è un indicatore sempre positivo, segno della minor esposizione a fattori cancerogeni o dell’effetto dell’introduzione di programmi diagnostici in grado di identificare lesioni che precedono la comparsa del tumore vero e proprio, come accade, per esempio, con l’identificazione di lesioni pre-invasive della cervice uterina tramite il Pap test.

Un aumento della mortalità, al contrario, indica un aumento dei soggetti che si ammalano in assenza di un miglioramento nelle terapie disponibili.

Un aumento dell’incidenza, invece, è di più complessa interpretazione. Infatti, questo non è sempre e solo un segnale allarmante. Lo è quando dovuto a un’aumentata esposizione ai fattori causali, come sta avvenendo per il tumore del polmone e per altri tumori correlati al fumo nel sesso femminile a seguito dell’estensione tra le donne dell’abitudine al fumo. Non lo è invece, quando causato da un’anticipazione del momento della diagnosi, come accade a seguito dell’introduzione di screening organizzati (Pap test, mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci) o di campagne di diagnosi precoce (ricerca dell’antigene prostatico specifico per il tumore della prostata, aumento delle visite dermatologiche anche con l’ausilio della dermatoscopia per i melanomi cutanei, diffusione degli esami ecografici per la diagnostica tiroidea e degli organi endo-addominali). In questo caso l’aumento dell’incidenza rappresenta un’anticipazione della diagnosi di forme tumorali che naturalmente avrebbero dato segni clinici in tempi successivi. I programmi di screening organizzati, attivi anche nella nostra regione, si basano proprio sulla dimostrazione che questa anticipazione della diagnosi, e il relativo trattamento di forme più precoci, permette un guadagno in termini di riduzione di mortalità (o di incidenza nel caso del Pap test).

I tumori (e i decessi tumorali) aumentano al crescere dell’età. Pertanto nella valutazione degli andamenti temporali è necessario escludere un cambiamento della struttura della popolazione nel tempo quale possibile causa di un cambiamento del trend. Questo si ottiene mantenendo, artificialmente, la struttura della popolazione stabile e valutando quanti sarebbero stati i casi (o i decessi) se la struttura fosse stata quella della popolazione presa come riferimento (popolazione standard, in questo caso la popolazione standard Europea).

Da un punto di vista di sanità pubblica anche i tassi grezzi (ovvero il rapporto fra eventi e popolazione che li ha generati) è molto importante perché rappresenta il carico assistenziale vero per il sistema sanitario.

E’ possibile - cliccando sui seguenti link - vedere i grafici relativi ai tassi di incidenza (RTRT) e di mortalità (RMR) per alcune delle principali sedi tumorali.

Tassi standardizzati (popolazione standard Europea) di incidenza (RTRT) e di mortalità (RMR) per alcune delle principali sedi tumorali
Tutte le sedi uomini
Tutte le sedi donne
Stomaco uomini
Stomaco donne
Colon e retto uomini
Colon e retto donne
Fegato uomini
Fegato donne
Polmone uomini
Polmone donne
Melanoma uomini
Melanoma donne
Ovaio
Cervice uterina
Utero, corpo e NAS
Prostata
Cervello uomini
Cervello donne
Linfoma di Hodgkin uomini
Linfoma di Hodgkin donne
Linfoma non Hodgkin uomini
Linfoma non Hodgkin donne

La Tabella mostra i trend di mortalità e di incidenza dei principali tumori, distinti per sesso. Il trend è stato valutato in termini di cambiamento percentuale annuale medio del tasso standardizzato (APC), che indica di quanto è cambiato in media il tasso di incidenza o di mortalità rispetto all’anno precedente.

Non si sono riportati gli APC ma delle frecce colorate che indicano se e in che direzione esite un trend diverso in termini statisticamente significativi da un andamento piatto. La freccia rossa verso l’alto indica una crescita, la freccia verde verso il basso una riduzione e la freccia nera un trend sostanzialmente stabile.

La valutazione dei tassi di mortalità e di incidenza standardizzati per età, ovvero al netto dell’invecchiamento della popolazione, mostra che la mortalità per l’insieme di tutti i tumori (esclusi gli epiteliomi cutanei che non hanno un peso rilevante in termini di mortalità) ha un andamento in riduzione statisticamente significativa. Questa riduzione, calcolata come cambiamento medio annuale dei tassi standardizzati, può essere quantificata in -1.6% annuo tra gli uomini e -1.2% tra le donne. Questo significa che la mortalità per tutti i tumori si è ridotta dal 1985 al 2007 di circa il 35% tra gli uomini e di circa il 26% tra le donne.

Per quanto riguarda l’incidenza, l’analisi dei tassi standardizzati indica che nel periodo c’è stato un andamento in crescita tra le donne e sostanzialmente stabile tra gli uomini.

Per quali tumori sta cambiando la mortalità

Nella Tabella sono indicate le sedi tumorali per le quali si è osservato una cambiamento statisticamente significativo della mortalità, sia in riduzione (le frecce di colore verde), sia in aumento (le frecce di colore rosso). Il risultato complessivo di un trend in riduzione della mortalità per tutti i tumori è sostenuto dalla riduzione di molte sedi tumorali. In particolare, la mortalità si riduce nei due sessi per i tumori del esofago, stomaco, colon retto, colecisti e vescica. Tra gli uomini la mortalità è in riduzione per i tumori correlati al fumo (vie aerodigestive superiori – VADS, laringe e polmone), per il tumore della prostata, del testicolo il linfoma di Hodgkin e per le leucemie. Tra le donne la mortalità è in significativa riduzione per i tumori del fegato, della mammella e del corpo dell’utero (la gran parte dei certificati di morte relativi a decessi attribuiti al tumore dell’utero non specificano se si tratta del corpo o del collo uterino. La causa ‘utero nas’ è stata considerata con i tumori del corpo).

La riduzione della mortalità può riconoscere almeno due ordini di cause: da un lato la riduzione nel tempo del numero dei nuovi tumori a parità di sopravvivenza, e questa è la spiegazione, per esempio, della riduzione osservata tra gli uomini per il tumore del polmone. In questo caso, un cambiamento nello stile di vita – l’interruzione dell’abitudine al fumo – ha avuto come effetto una riduzione del numero di nuovi malati e di conseguenza dei morti. L’altra possibile spiegazione è legata a una migliorata capacità di cura, per l’introduzione di nuovi strumenti terapeutici, soprattutto quando c’è stato anche uno sviluppo delle capacità diagnostiche che porta a individuare casi in fase sempre più precoce, come nel caso del tumore della mammella femminile o della prostata.

Si segnala che nel periodo analizzato (1985-2007) alcuni tumori hanno mostrato una crescita statisticamente significativa dei tassi di mortalità: il tumore del pancreas e del polmone nelle donne e i tumori del sistema nervoso centrale in entrambi i sessi.

Per quali tumori sta cambiando l’incidenza

Nella Tabella è sinteticamente rappresentato il trend 1985-2005 dei tassi di incidenza dei principali tumori al netto dell’effetto dell’invecchiamento della popolazione, nei due sessi. In entrambi i sessi si sono osservati andamenti in riduzione statisticamente significativa nel numero delle nuove diagnosi per il tumore dell’esofago, dello stomaco e della laringe, tra gli uomini anche quelli del polmone e le leucemie, tra le donne in riduzione i tumori del fegato, della colecisti, della vescica e della cervice uterina.

Risultano invece in crescita nei due sessi i tumori della tiroide, i melanomi, i tumori del rene, i linfomi non Hodgkin e gli epiteliomi cutanei; sono in crescita tra le donne i tumori delle VADS, del polmone, della mammella e tra gli uomini i tumori del colon retto e del testicolo.

Nella tabella sono riassunti i cambiamenti percentuali medi annui (APC) dei tassi standardizzati di incidenza (RTRT, 1985-2005) e di mortalità (RMR, 1985-2007). = l’APC indica una crescita media nel periodo statisticamente significativa, = l’APC indica una riduzione media nel periodo statisticamente significativa, = l’APC non mostra una tendenza statisticamente diversa da un trend piatto.
VADS= vie aero-digestive superiori, SNC= sistema nervoso centrale. Nell'incidenza del tumore vescicale sono inclusi anche i casi a comportamento in situ e incerto.
Per la mortalità del corpo dell’utero si è inclusa anche la causa utero nas.


Effetto dell’invecchiamento della popolazione sul numero dei nuovi casi e dei decessi per tumore

Dato che l’incidenza e la mortalità per tumori cambiano con l’età e dato che la composizione per età di una popolazione può modificarsi nel tempo (ad esempio, piramide della struttura per età della popolazione Toscana 1981 e 2001), per permettere un corretto confronto temporale, i tassi di incidenza e di mortalità vengono calcolati come se fossero generati da una popolazione con una struttura per età fissa (popolazione standard). Questo artificio, chiamato procedura di standardizzazione (in questo caso diretta), permette di escludere che le differenze rilevate in una popolazione in tempi diversi o in popolazioni diverse siano dovute a una diversa composizione per età nel tempo o tra le popolazioni.

Questo approccio è necessario dal momento che i tumori, così come altre malattie di tipo cronico-degenerativo risultano tanto più frequenti in una popolazione quanto più è frequente il numero di soggetti in età avanzata. Come precedentemente indicato i tassi di incidenza (ma lo stesso vale per la mortalità) dell’insieme dei tumori cambia al cambiare dell’età. Nella figura è rappresentato l'andamento dell'incidenza e della mortalità per età nelle province di Firenze e Prato. La figura presenta una scala logaritmica dell’asse delle ordinate che rende più evidenti le differenze in termini di frequenza e di mortalità fra le diverse età. Nelle età giovanili i tumori sono una patologia poco frequente e di modesto peso in termini di mortalità, infatti, si registrano decessi nell’ordine delle unità e i nuovi casi sono nell’ordine delle decine ogni 100.000 soggetti/anno. La frequenza annuale diventa dell’ordine delle decine di casi (o decessi) ogni 100.000 soggetti fino ai 30-40 anni, poi l’ordine di grandezza passa alle centinaia, raggiunge il migliaio intorno ai 60 anni, e le migliaia nelle età successive. Quindi, se nell’infanzia i tumori si presentano con una frequenza di 1 caso ogni 100.000 bambini ogni anno, nei giovani adulti si può parlare di qualche caso ogni 10.000, e negli adulti qualche caso ogni 1.000, per arrivare a qualche caso ogni 100 soggetti ultrasessantenni.

Se la standardizzazione permette un corretto confronto fra periodi o aree diverse, anche l’analisi dei tassi grezzi, ovvero calcolati come numero di casi (o decessi) sulla popolazione reale, offre un’informazione rilevante dal punto di vista di sanità pubblica. Sono infatti i tassi grezzi che ci dicono qual è il numero di casi che ogni anno rappresentano il carico diagnostico-terapeutico del sistema sanitario e il numero di decessi.

Nella Figura sono presentati i tassi di incidenza e di mortalità grezzi e standardizzati. Lo standard utilizzato in questo caso, per rendere più semplice ed evidente il confronto, è la struttura per età della popolazione RTRT 1985. In questo modo nel 1985 tasso grezzo e standardizzato coincidono, la differenza fra tasso standardizzato e tasso grezzo che si osserva nel tempo è tutta a carico dell’invecchiamento occorso nella popolazione e la divaricazione delle curve rappresenta proprio il contributo addizionale in termini di numero di casi all’anno determinati dall’invecchiamento.

Nell’area RTRT, nel periodo 1985-2005, la quota di popolazione di età 65+anni è aumentata del 40%, passando dal 16.1% al 22.7% della popolazione totale. Considerando come cambiano i tassi (di incidenza e mortalità) nelle età avanzate, è comprensibile che un aumento della quota degli anziani porti a un incremento nel numero delle nuove diagnosi e dei decessi indipendentemente dal fatto che l’incidenza e la mortalità aumentino.

Per valutare l’effetto dell’invecchiamento dal 1985 al 2005 si sono confrontati, per alcune sedi tumorali e per uomini e donne assieme, i cambiamenti medi annuali dei tassi di incidenza grezzi e standardizzati (considerando la popolazione non modificata rispetto alla struttura del 1985)

Tra gli uomini l’incidenza al netto dell’invecchiamento è cresciuta dello 0.3% all’anno, mentre per effetto dell’invecchiamento si è osservato un incremento dell’1.4% annuo. Questo significa che l’invecchiamento ha quadruplicato la crescita dell’incidenza, determinando un incremento nel 2005 rispetto al 1985 del 28% del numero dei casi (rispetto a un aumento al netto dell’invecchiamento del 6%).

Lo stesso meccanismo fa sì che, a causa dell’invecchiamento non si registri una riduzione del trend per il tumore del polmone che presenta invece un segno positivo.

Questo fenomeno è tanto più evidente per quei tumori che hanno una curva di incidenza crescente con l’età e che quindi subiscono l’effetto dell’aumento percentuale dei soggetti anziani, tra i quali l’incidenza è particolarmente elevata. E’ il caso, per esempio, dell’incidenza del tumore dello stomaco la cui decrescita (-4.3%/anno, tasso standardizzato) appare frenata dal contemporaneo invecchiamento (-2.7%/anno in termini di tasso grezzo). Per altri tumori, più frequenti in età giovanili, il fenomeno ha una direzione opposta, per esempio per il tumore della tiroide il tasso di incidenza grezzo cresce del +5.8% all’anno, mentre quello standardizzato aumenta del +5.4%.


I tumori in alcune specifiche fasce d’età

Come abbiamo già documentato in altre sezioni del sito la patologia tumorale è fortemente correlata all’età, non solo per il fatto di avere una frequenza crescente all’aumentare dell’età anagrafica ma anche perché le diverse forme tumorali possono essere presenti prevalentemente in certe fasce d’età (ad esempio il tumore di Wilms, il neuroblastoma e il retinoblastoma che compaiono prevalentemente tra i bambini) o avere una rilevanza quantitativa diversa in età diverse (come accade per esempio per il tumore del testicolo). Ad esempio i tumori che compaiono in età pediatrica sono considerati per le sedi di insorgenza e per le loro caratteristiche istopatologiche sufficientemente diversi da quelli degli adulti da giustificare che sia utilizzato un sistema per la loro classificazione (Classificazione Internazionali dei tumori infantili - http://seer.cancer.gov/iccc/iccc3.html) diverso rispetto alla classificazione abitualmente utilizzata per i tumori dell’età adulta (http://www.registri-tumori.it/cms/?q=ICDO). Nonostante i fenomeni che conducono all’insorgenza dei tumori siano ancora largamente sconosciuti, l’insorgenza in età diverse può esprimere il ruolo di meccanismi diversi implicati. Per alcuni tumori pediatrici la loro precoce insorgenza richiama a un ruolo fondamentale delle cause genetiche, mentre per altri tumori è maggiormente rilevante l’esposizione a sostanze cancerogene e soprattutto l’effetto cumulativo del danno da queste determinato che si crea nel corso del tempo posticipando l’insorgenza dei tumori in età più avanzata.

Vari motivi possono spiegare la crescente incidenza dei tumori all’aumentare dell’età, probabilmente correlati fra loro, ad esempio la riduzione della capacità cellulare di riparare i danni al DNA, una riduzione della capacità del sistema immunitario di ‘intercettare’ le cellule neoplastiche, la perdita della capacità cellulare di controllare la loro attività proliferativa, ecc.

La diversa età di insorgenza crea differenze e peculiarità sotto molti aspetti della storia oncologica basti pensare ad esempio ai possibili effetti dei trattamenti radio e chemioterapici condotti per la cura di un tumore in età pediatrica sulla futura capacita procreativa dei pazienti e su possibili nuovi tumori indotti dalle terapie ma anche al ruolo di patologie concomitanti a quella oncologica, di crescente frequenza con l’età che, soprattutto nell’età avanzata, possono rappresentare motivo di controindicazione ai trattamenti per il tumore.

Di seguito sono presentati alcuni approfondimenti su specifiche fasce d’età, con l’indicazione della rilevanza dei tumori in questi soggetti, delle forme tumorali più rilevanti e di possibili altri aspetti che ne caratterizzano l’epidemiologia.


Qual è la sopravvivenza per tumore?

I nuovi dati indicano, per il complesso dei tumori (esclusi gli epiteliomi della cute) diagnosticati negli anni 2000-2004 una sopravvivenza a 5 anni rispettivamente del 55% per gli uomini e del 63% per le donne. Questi valori mostrano un andamento in crescita rispetto alla sopravvivenza dei casi diagnosticati nel quinquennio precedente, con un incremento osservato di 6 punti percentuali per gli uomini e di 3 per le donne. Le differenze fra i sessi sono legate alla diversa prognosi e frequenza delle principali sedi tumorali, ad esempio la sopravvivenza a 5 anni del tumore del polmone nei maschi è del 14% mentre quella della mammella femminile è del 90%.

Tutti i tumori maschi
Tutti i tumori femmine
Stomaco maschi
Stomaco femmine
Colon retto maschi
Colon retto femmine
Fegato maschi
Fegato femmine
Polmone maschi
Polmone femmine
Melanoma maschi
Melanoma femmine
Vescica maschi
Vescica femmine
Mammella femminile
Ovaio
Cervice uterina
Utero corpo
Prostata
Cervello maschi
Cervello femmine
Linfomi di Hodgkin maschi
Linfomi di Hodgkin femmine
Linfomi non Hodgkin maschi
Linfomi non Hodgkin femmine

Metodi


Qual è la probabilità di sopravvivere dei pazienti oncologici condizionata ad aver già sopravvissuto un certo periodo dopo la diagnosi?

La percentuale di sopravviventi viene abitualmente indicata a 5 anni dalla diagnosi. Questa scelta è arbitraria, i 5 anni infatti non rappresentano un traguardo raggiunto il quale il rischio di morire a causa del tumore si annulla. Certamente questo rischio che si modifica radicalmente nel tempo. Tra i pazienti oncologici la quota principale di decessi si verifica in prossimità della diagnosi per effetto delle forme che vengono scoperte in fase avanzata e/o per quelle forme più aggressive. Man mano che trascorre tempo dalla diagnosi coloro che sopravvivono rappresentano una popolazione di pazienti molto diversa da quella iniziale e le loro prospettive di sopravvivenza futura sono radicalmente modificate.

Nella tabella è presentata per il totale dei tumori (esclusi gli epiteliomi cutanei) e per le sedi tumorali principali, la sopravvivenza relativa dei casi incidenti nel periodo 1994-2002 a 5 anni, sia dal momento della diagnosi, sia per coloro che sono già sopravvissuti uno, tre e cinque anni dalla diagnosi.

Le prospettive per i pazienti che sopravvivono cambiano già sensibilmente dopo un anno dalla diagnosi quando la loro probabilità di sopravvivere altri 5 anni è aumentata in media di 20 punti percentuali tra gli uomini e di 15 tra le donne rispetto al dato medio di partenza. Il cambiamento, legato alla selezione delle forme più aggressive, è tanto maggiore quanto peggiore è la prognosi del tumore (esempio pancreas). Questo effetto si mantiene o addirittura si amplifica per alcuni tumori anche a distanza di tre anni dalla diagnosi. Da notare come il tumore della mammella femminile nonostante sia un tumore a buona prognosi, mostri una quota di extra-mortalità che sembra mantenersi sostanzialmente stabile nel tempo. In alcuni casi (ad esempio tumore del testicolo, corpo dell’utero, melanoma, rene, tiroide ma anche colon-retto e linfomi di Hodgkin) il rischio di morire si avvicina a quello della popolazione generale (sopravvivenza relativa 100%).

Nonostante la prognosi di un paziente sia legata all’effetto combinato di parametri specifici della malattia (esempio stadio alla diagnosi, tipo di trattamento, ecc) e del paziente (età, presenza di comorbidità, ecc.), i dati medi presentati potrebbero risultare utili nel modulare l’informazione sulle prospettive di sopravvivenza nei soggetti con anamnesi positiva per tumore.


Quanti toscani vivono avendo avuto una esperienza di malattia neoplastica?

I casi che vengono diagnosticati in un certo periodo sono chiamati incidenti mentre quelli presenti in un certo periodo, indipendentemente dal momento della diagnosi, si chiamano prevalenti.

I casi prevalenti rappresentano quella quota di soggetti nella popolazione che ha avuto nel corso di un intervallo di tempo (ad esempio i cinque anni precedenti o l’intera vita) una diagnosi di tumore ed è ancora in vita.

Sono i casi che da un punto di vista clinico e di sanità pubblica richiedono interventi di follow-up relativi al controllo dell’evoluzione della malattia e al trattamento di eventuali ricadute.

Si stima che nel 2010 siano presenti, in regione Toscana, quasi 167000 soggetti (di età 0-84 anni) che nel corso della loro vita hanno avuto la diagnosi di un tumore diverso da un epitelioma della cute, in particolare 75816 uomini e 90888 donne. Di questi quasi 66000 hanno avuto la diagnosi nei cinque anni precedenti, in particolare 33414 uomini e 32370 donne.

Siccome la prevalenza dipende dalla frequenza con cui la popolazione si ammala ma anche dalla prognosi, nel novero dei tumori prevalenti risultano particolarmente rilevanti tumori a buona prognosi quali il tumore della mammella tra le donne e quello della prostata tra gli uomini

La distribuzione dei casi di tumore prevalente per Area Vasta, sesso, principali sedi tumorali e tempo dalla diagnosi.


Quanti sono i decessi per tumore in Toscana

Per una descrizione dettagliata dei dati del Registro di mortalità regionale (RMR) si rimanda a: Dati di mortalità

Con 11559 decessi occorsi nel 2006, i tumori sono risultati in Toscana la seconda fra le cause di morte dopo quelle del sistema cardiocircolatori. I decessi nel sesso maschile sono stati pari a 6601, in quello femminile a 4958.

Per età: la mortalità per tumori è modesta prima dei 40 anni, dell’ordine di centinaia di decessi per anno ogni 100.000 abitanti fra i 50 ed i 65 anni e sopra il migliaio oltre i 65 anni di età.

Il maggior peso proporzionale della mortalità neoplastica si osserva fra i 35 ed i 64 anni dove i tumori sono la prima causa di morte e rappresentano il 49% della mortalità totale nei maschi e il 63% nelle femmine, nelle età più avanzate - sebbene i tumori raggiungano la frequenza in assoluto più elevata – risultano superati per rilevanza dalla patologia cardiocircolatoria.

Tra i tumori le principali cause di mortalità per sesso sono state fra gli uomini il tumore del polmone (pari al 28% del totale dei decessi tumorali), quello del colon-retto (13%), dello stomaco (9%), della prostata (8%), e il tumore del fegato (5%), mentre tra le donne il tumore del colonretto e quello della mammella (entrambi 15%), il tumore del polmone (10%), il tumore dello stomaco (8%) e quello del pancreas (7%).

Sulla base di quanto osservato dal Registro di Mortalità Regionale (RMR) è evidente che anche in Toscana, come in tutti i paesi industrializzati, la mortalità per il complesso dei tumori stia presentando ormai da molti anni un trend temporale in riduzione sia nei maschi che nelle femmine.

La riduzione della mortalità osservata nel periodo 1987-2006 è legata al trend decrescente presente per molti dei tumori principali (tumore del polmone nei maschi, stomaco, colon-retto, prostata, utero, linfomi di Hodgkin) anche se qualche tumore presenta un trend in crescita, in particolare il tumore del polmone nelle donne, ma anche il melanoma, il pancreas (femmine) e i tumori della pleura (maschi).


www.ispo.toscana.it - 2008 Tutti i diritti riservati I.S.P.O. - .: designed by: blucomunicazione.com :.