I tumori negli anziani (65-79 anni)

La frequenza dei tumori raggiunge nell’età adulta, fra i 65 e i 79 anni, valori che variano fra le varie classi d’età, sulla base dei dati del Registro Tumori Toscano, 2003-2005, relativi ai residenti nelle province di Firenze e Prato, da 1300 casi fra i 65-69enn ai 2500 fra i 75-79enni ogni 100.000 soggetti per anno (da circa 1500 a circa 3700 tra gli uomini e da 1300 a 1700 fra le donne).

Nella fascia d’età 65-79 anni, dove si trova il 16% del totale della popolazione residente, viene diagnosticato il 44% di tutti i tumori. La quota di tumori che origina in questa fascia d’età è più elevata fra gli uomini (49.2% del totale dei tumori da una popolazione che corrisponde al 15% del totale) che tra le donne 37.0% (dal 17.4% della popolazione totale) (fonte Registro Tumori Toscano, 2003-2005, residenti nelle province di Firenze e Prato).

Per quanto riguarda gli uomini il tumore più frequenti in questa fascia d’età è il tumore della prostata (18,5% di tutti i tumori), seguito dagli epiteliomi della cute (18,1%), il tumore del polmone (14,1%), il tumore del colon retto (11,7%), quello dello stomaco (5,3)%.

Tra le donne, il tumore della mammella (20,4%), gli epiteliomi cutanei (16,6%), il colon retto (13,3%), il polmone (6,6%), lo stomaco (4,9%) e i tumori del corpo dell’utero (4,4%).

In base ai dati dell’Annuario Statistico Italiano Istat 2008 una donna italiana a 65 anni ha ancora, in media, un’aspettativa di vita di 21.6 anni (in Toscana 21.8) e un uomo di 18 anni (18.2 in Toscana). In questa età c’è ancora una lunga prospettiva di vita quindi la diagnosi di un tumore dovrebbe essere seguita da un trattamento con obiettivo curativo.

La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per il totale dei tumori è molto migliorata in questa fascia d’età nel corso del tempo, passando, per gli uomini dal 38.9% per i casi diagnosticati nel periodo 1985-1989 al 58.4% per quelli del 2000-2004. Allo stesso modo per le donne si è passati dal 50.8% di sopravvivenza al 63.0%. Tra le singole sedi tumorali si segnala l’incremento della sopravvivenza per il tumore della prostata dal 49.5% all’89.4%, presumibilmente frutto della diffusione avvenuta a partire dai primi anni ’90 del test per la ricerca dell’antigene prostatico specifico (Psa) che ha avuto, in Toscana, così come in tutti i Paesi occidentali una notevole diffusione come esame di screening non organizzato. Nel 2005 nella nostra Regione circa il 40% degli uomini di età 65-79 avevano fatto un test Psa (Ciatto et al. Tumori 2008). A questo eccezionale incremento della sopravvivenza di circa 40 punti percentuali hanno sicuramente contribuito la diagnosi e il trattamento di forme a comportamento benigno che non avrebbero dato segno clinico di sé né avrebbero rappresentato un rischio per la vita dei pazienti. Del problema di questa sovradiagnosi è stato ampiamente discusso tra i recenti risultati del trial clinico europeo che ha dimostrato l’efficacia del Psa nel ridurre del 20% la mortalità per tumore della prostata (Schröder et al. N Engl J Med. 2009).


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